Donna di spalle osserva dalla finestra una persona incappucciata che danneggia un’automobile con un martello

Lo stalking dell’ex partner non si esaurisce quasi mai nei messaggi. Nelle situazioni più gravi compaiono i danneggiamenti ai beni personali, prima fra tutte l’automobile, la sensazione di essere osservati anche attraverso conoscenti comuni e, alla fine, la paura di rientrare nella propria abitazione. Sono condotte che segnano un salto di qualità rispetto ai contatti insistenti, perché dimostrano che l’ex partner è disposto a passare dalle parole ai fatti. Una recente condanna del tribunale di Udine, pronunciata in primo grado, offre lo spunto per capire come il diritto inquadra questa progressione e cosa può fare chi la sta vivendo.

Il caso deciso a Udine

Il tribunale di Udine ha condannato in primo grado una donna a dieci mesi di reclusione, con il beneficio della condizionale subordinato alla frequenza di corsi di recupero, per atti persecutori, danneggiamento e porto abusivo di oggetti atti a offendere ai danni della ex, alla quale era stata unita civilmente. Secondo la ricostruzione della Procura, dopo la fine del rapporto le molestie erano cresciute per frequenza e gravità: ai messaggi dai toni alternati, tra richieste di riavvicinamento e frasi minacciose, si erano aggiunti gli appostamenti sotto l’abitazione dell’amica presso cui la persona offesa si era trasferita e il danneggiamento dell’automobile, colpita prima nei fanali e poi nella carrozzeria, anche con un martello. La persona offesa, assistita dall’avv. Matteo della Pietra con la consulenza della criminologa avv. Angelica Giancola, era stata infine costretta a cambiare casa.

Il danneggiamento dell’auto è un reato autonomo che si aggiunge allo stalking

Graffiare la carrozzeria, rompere i fanali o rendere inutilizzabile la vettura non è soltanto un tassello della condotta persecutoria: è anche il reato di danneggiamento, che concorre con quello di atti persecutori. Questa distinzione ha una conseguenza pratica rilevante. Il delitto di atti persecutori è di regola punibile a querela della persona offesa, ma la legge prevede che si proceda d’ufficio quando il fatto è connesso con un altro delitto perseguibile d’ufficio. La presenza di danneggiamenti può quindi incidere sul regime di procedibilità dell’intera vicenda, oltre a rafforzare il quadro probatorio: un’auto colpita a martellate documenta in modo difficilmente contestabile l’aggressività della condotta e il fondamento del timore per la propria incolumità.

Per chi subisce questi episodi, un’indicazione pratica: ogni danneggiamento va denunciato subito, anche contro ignoti se l’autore non è stato visto. La denuncia crea una traccia documentale con data certa che, se gli episodi si ripetono, permette di ricostruire la sequenza e la progressione delle condotte. Allo stesso modo, fotografare i danni prima della riparazione e conservare i preventivi o le fatture aiuta a documentare sia il fatto sia il pregiudizio economico.

Il controllo attraverso conoscenti comuni

Dopo la fine di una relazione, ex partner e persona offesa condividono spesso la stessa rete sociale: amici, colleghi, compagni di squadra o di associazione. In alcune vicende persecutorie questa rete diventa uno strumento di controllo: l’ex partner riceve o sollecita informazioni sugli spostamenti, sulle frequentazioni e sulle nuove abitudini della persona, che si accorge di essere osservata anche quando l’ex non è fisicamente presente. Messaggi che rivelano la conoscenza di dettagli non condivisi, come il luogo in cui si è trasferita o le persone che frequenta, sono il segnale tipico di questa dinamica.

Sul piano giuridico, ciò che conta è l’effetto complessivo: la consapevolezza di essere costantemente monitorati contribuisce allo stato di ansia e al timore che la norma sugli atti persecutori richiede. Sul piano pratico, questi messaggi vanno conservati con particolare cura, perché dimostrano che la sorveglianza esisteva e che la persona offesa non poteva sentirsi al sicuro nemmeno tenendo riservati i propri spostamenti.

Quando la casa non sembra più sicura

L’esito più pesante di queste vicende è spesso la perdita della sicurezza domestica. La persona offesa comincia a temere di rientrare nella propria abitazione, magari perché l’ex partner ha ancora le chiavi o conosce le sue abitudini; si trasferisce da amici o familiari; in alcuni casi arriva a dormire in luoghi sempre diversi per non essere individuata, o a vendere l’immobile pur di chiudere ogni legame con un luogo divenuto fonte di paura.

Questi passaggi hanno un doppio rilievo. Sul piano umano rappresentano un costo enorme, personale ed economico. Sul piano giuridico documentano nel modo più concreto l’alterazione delle abitudini di vita, uno degli eventi alternativi che la legge richiede per la configurabilità del reato di atti persecutori: non una generica scomodità, ma lo stravolgimento della quotidianità imposto dalle condotte altrui. Per questo è utile conservare ogni elemento che documenti questi cambiamenti: le date dei trasferimenti, le comunicazioni con chi ha ospitato, le eventuali spese sostenute.

Documentare senza esporsi

Chi subisce danneggiamenti ripetuti può valutare l’installazione di una telecamera che riprenda la propria auto o l’ingresso della propria abitazione: le immagini possono risultare decisive per identificare l’autore delle condotte. Le riprese devono però restare limitate alla tutela della propria proprietà, senza estendersi alla sorveglianza sistematica di spazi altrui, e l’installazione va valutata anche sotto il profilo della sicurezza, perché la scoperta della telecamera può innescare reazioni.

Il punto centrale resta questo: la documentazione non deve mai passare davanti alla sicurezza personale. La progressione dai messaggi ai dispetti, e dai dispetti ai danneggiamenti gravi, non è un dettaglio: sotto il profilo criminologico, il passaggio dalle parole all’aggressione contro i beni della persona è uno degli indicatori che segnalano un possibile aumento del rischio, perché dimostra la disponibilità dell’autore delle condotte a superare le soglie precedenti. È una lettura che non consente previsioni certe sul comportamento futuro, ma aiuta a calibrare le iniziative di tutela e la loro urgenza. Per questa valutazione, nei casi in cui la dinamica delle condotte lo richiede, l’avv. Matteo della Pietra si avvale della collaborazione della criminologa avv. Angelica Giancola, che affianca l’analisi giuridica con l’esame dei fattori di rischio e dei segnali di intensificazione. Quando gli episodi si moltiplicano o si aggravano, il coinvolgimento tempestivo delle forze dell’ordine resta comunque il passaggio prioritario.

Chi si riconosce in una situazione di questo tipo può raccogliere la documentazione disponibile, denunce, fotografie, messaggi e annotazioni, e verificare quali strumenti siano concretamente adeguati alle condotte subite. Nella pagina dedicata allo stalking dell’ex partner sono approfondite le condotte tipiche, le prove da conservare e le modalità con cui l’avv. Matteo della Pietra esamina questi casi.

Ritaglio del Messaggero Veneto del 18 luglio 2026 con l'articolo sulla condanna per stalking del tribunale di Udine
L’articolo del Messaggero Veneto del 18 luglio 2026 sulla condanna in primo grado pronunciata dal tribunale di Udine. © Messaggero Veneto, riproduzione autorizzata.

Fonte: Messaggero Veneto, edizione del 18 luglio 2026, “Finisce l’unione civile. Stalking e auto distrutta. Condannata a 10 mesi”.

Link utili

  1. Nel blog trovi link utili, analisi e casi pratici
  2. Stalking dell’ex partner