Casa, terreni e denaro donati dai genitori: come possono cambiare le quote ereditarie e quanto spetta davvero agli altri figli
Tua madre o tuo padre ha lasciato un’eredità da dividere tra te e i tuoi fratelli. Ma uno di loro, molti anni prima, aveva già ricevuto un terreno, una casa oppure una somma importante di denaro. Adesso sostiene che quella donazione non c’entra nulla con la successione e pretende di dividere in parti uguali anche tutto quello che è rimasto.
È una situazione che può provocare un forte senso di ingiustizia, soprattutto quando gli altri figli non hanno ricevuto nulla di simile.
Ma le donazioni fatte in vita dai genitori devono essere considerate nella divisione dell’eredità? E come si stabilisce quanto spetta effettivamente a ciascun figlio?
La risposta è meno semplice di quanto possa sembrare. Una donazione ricevuta molti anni prima può cambiare profondamente il risultato della divisione, ma occorre verificare diversi aspetti giuridici e patrimoniali.
Le donazioni fatte in vita ai figli contano nell’eredità?
Quando un genitore muore, non sempre è sufficiente dividere tra gli eredi i beni che risultano ancora di sua proprietà.
La legge prevede infatti che, in determinate circostanze, debbano essere considerate anche le donazioni effettuate in vita a favore dei figli o del coniuge: in tali casi le donazioni fatte in vita sono veri e propri “anticipi dell’eredità“.
Questo meccanismo si chiama collazione ereditaria e serve, in sostanza, a tenere conto di quanto alcuni eredi hanno già ricevuto, affinché la divisione avvenga secondo le quote effettivamente spettanti.
Non significa necessariamente che chi ha ricevuto una casa o un terreno debba restituirlo. Significa, però, che il valore di quella donazione può incidere su quanto riceverà dal patrimonio rimasto.
È proprio su questo punto che spesso nascono i contrasti: chi ha beneficiato della donazione la considera una questione definitivamente chiusa, mentre gli altri fratelli ritengono che debba essere conteggiata.
Una casa, un terreno o una somma di denaro: perché i conteggi possono cambiare
Un altro problema riguarda la natura di ciò che è stato donato.
Immaginiamo che un genitore, molti anni prima della morte, abbia aiutato un figlio ad acquistare un terreno sul quale quest’ultimo ha successivamente costruito la propria abitazione.
Il genitore potrebbe avergli donato direttamente il terreno, oppure avergli consegnato il denaro necessario per acquistarlo.
Per la famiglia, il risultato può apparire identico: quel figlio ha ricevuto un importante aiuto economico.
Dal punto di vista giuridico, però, le due situazioni possono essere molto diverse, con conseguenze altrettanto diverse sulla divisione dell’eredità.
Occorre quindi esaminare gli atti, ricostruire come è avvenuto il trasferimento e stabilire che cosa sia stato effettivamente donato.
Non è una distinzione soltanto formale: può modificare sensibilmente il valore da considerare nei conteggi.
Quanto vale oggi una donazione fatta molti anni fa?
Anche la valutazione dei beni donati può riservare sorprese.
Un terreno regalato cinquant’anni fa per un valore modesto potrebbe essere diventato edificabile e valere oggi decine di migliaia di euro.
Il fratello che lo ha ricevuto potrebbe sostenere che bisogna considerare soltanto il prezzo dell’epoca. Gli altri potrebbero pretendere di conteggiare l’intero valore attuale, compresa la casa che nel frattempo vi è stata costruita.
Nessuna delle due posizioni può essere accettata senza verifiche.
Per gli immobili, la legge prevede criteri di valutazione collegati al momento dell’apertura della successione e regole particolari per le migliorie apportate da chi ha ricevuto il bene. Le donazioni di denaro seguono invece criteri differenti.
In alcuni casi occorre quindi affiancare all’analisi giuridica anche una valutazione tecnica dell’immobile.
Ecco perché una divisione che sulla carta sembra richiedere soltanto qualche operazione aritmetica può trasformarsi in un problema molto articolato.
Dispensa dalla collazione: un genitore può favorire un figlio?
Un genitore può decidere di favorire uno dei figli.
Può farlo perché quel figlio lo ha assistito durante la vecchiaia, perché si trova in difficoltà economiche oppure semplicemente perché desidera attribuirgli una parte maggiore del patrimonio.
In questi casi, nell’atto di donazione o in un successivo testamento può essere prevista una dispensa dalla collazione.
È una clausola importante, perché può consentire al figlio beneficiato di conservare la donazione senza doverla conteggiare nella normale divisione con gli altri coeredi.
Ma questa possibilità incontra dei limiti: il genitore non può privare gli altri figli della quota minima di eredità che la legge riserva loro, chiamata quota di legittima.
Per questo non basta leggere nell’atto le parole “dispensa dalla collazione” per concludere che gli altri eredi non abbiano più nulla da pretendere.
Occorre verificare il patrimonio complessivo, il valore delle donazioni e i diritti spettanti a ciascuno.
Un esempio concreto: quanto ricevono davvero tre fratelli?
Immaginiamo una madre vedova che, alla propria morte, lasci tre figli.
Il patrimonio rimasto vale € 100.000, mentre uno dei figli aveva già ricevuto in donazione un terreno del valore di € 50.000, determinato secondo i criteri applicabili alla successione.
Supponiamo che non vi siano testamenti, debiti, altre donazioni o spese da regolare e che il patrimonio rimasto venga interamente liquidato, così da poter distribuire il ricavato in denaro.
Vediamo come può cambiare il risultato.
Primo caso: la donazione non prevedeva la dispensa dalla collazione.
Il valore del terreno viene considerato insieme al patrimonio rimasto. Il totale da prendere in considerazione è quindi di € 150.000, corrispondente a € 50.000 per ciascun figlio.
Ma uno dei tre fratelli ha già ricevuto il terreno, del valore di € 50.000.
Alla divisione, quindi, i due fratelli che non avevano ricevuto donazioni ottengono € 50.000 ciascuno. Il terzo non riceve altro, perché conserva il terreno già donato, che copre interamente la sua quota.
Secondo caso: la madre aveva dispensato il figlio dalla collazione.
Supponiamo che la dispensa sia valida ed efficace per l’intero valore della donazione, senza violare i diritti degli altri figli.
In questo caso il terreno resta al figlio beneficiato e i € 100.000 rimasti vengono divisi in tre parti uguali.
Alla divisione, ciascuno dei tre fratelli riceve quindi circa € 33.333. Ma quello che aveva già ricevuto il terreno conserva anche il bene del valore di € 50.000, arrivando così a un valore complessivo di circa € 83.333.
Gli altri due ricevono invece soltanto € 33.333 ciascuno.
Si tratta di un esempio volutamente semplificato, nel quale entrambe le soluzioni rispettano i diritti degli eredi.
Eppure la differenza è evidente: con gli stessi beni e gli stessi tre figli, si può passare da una divisione sostanzialmente paritaria a una situazione in cui uno riceve complessivamente molto più degli altri.
Nella realtà, la presenza di un coniuge superstite, di altre donazioni, di un testamento, di debiti ereditari o di spese anticipate da alcuni coeredi può cambiare ulteriormente il risultato.
Perché i conteggi fatti tra fratelli spesso sono sbagliati
È comprensibile che gli eredi cerchino inizialmente di fare i conti da soli.
Uno recupera gli estratti conto, un altro fa stimare la casa, un terzo ricorda le somme che i genitori avevano dato in passato.
Il problema è che non basta conoscere il valore dei beni per sapere come debbano essere divisi.
Prima di effettuare i calcoli occorre stabilire quali trasferimenti siano effettivamente donazioni, quali siano rilevanti per la successione, quale valore debba essere attribuito a ciascuno e quali diritti possano essere fatti valere.
Possono inoltre esserci spese sostenute da un solo erede per conto di tutti, debiti da considerare oppure somme già prelevate dal patrimonio ereditario.
Il rischio non è soltanto quello di sbagliare qualche cifra. È quello di costruire tutta la divisione su presupposti giuridici errati.
E quando un accordo viene firmato senza aver chiarito questi aspetti, rimediare può diventare molto più difficile.
Perché è importante rivolgersi a un avvocato prima di dividere l’eredità
La collazione, la dispensa e la tutela della legittima sono questioni che richiedono valutazioni giuridiche differenti, spesso accompagnate da conteggi complessi.
Una perizia può stabilire quanto vale un terreno, ma non può dire da sola se quel valore debba essere considerato nella divisione, in quale misura e con quali conseguenze sui diritti degli altri eredi.
Il compito dell’avvocato è proprio quello di ricostruire la situazione giuridica e patrimoniale, verificare gli atti di donazione e le eventuali disposizioni testamentarie, individuare i diritti dei coeredi e stabilire come tutelarli.
Questa analisi è importante anche quando si vuole raggiungere un accordo senza affrontare una causa.
Prima di discutere su come dividere i beni, infatti, bisogna sapere che cosa spetta davvero a ciascuno.
Una ricostruzione corretta può evitare trattative inutili, pretese infondate e conflitti che finiscono per compromettere definitivamente anche i rapporti familiari.
Donazioni e litigi tra eredi: quando chiedere assistenza
Le donazioni fatte dai genitori possono riaprire vecchie tensioni tra fratelli, soprattutto quando qualcuno ritiene di essere stato favorito o penalizzato.
Ma non sempre ciò che appare ingiusto è anche contrario alla legge. Allo stesso modo, una donazione che tutti consideravano ormai definitiva può avere conseguenze importanti sulla successiva divisione ereditaria.
Prima di accettare i conteggi proposti dagli altri coeredi, firmare un accordo o rinunciare a far valere i propri diritti, è quindi opportuno esaminare attentamente la situazione.
L’avv. Matteo della Pietra si occupa di successioni ereditarie, divisioni patrimoniali e controversie tra coeredi, anche quando occorre ricostruire le donazioni effettuate in vita dai genitori e verificarne le conseguenze.
Se ti trovi in questa situazione, è possibile valutare il tuo caso e individuare la strada più appropriata per tutelare i tuoi diritti.
Per approfondire le problematiche che possono sorgere tra coeredi, consulta la pagina Litigi per l’eredità: cosa fare quando non c’è accordo.
Avv. Matteo della Pietra