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L’uccisione di uno studente all’interno di un istituto scolastico a La Spezia, avvenuta a seguito di una lite degenerata in accoltellamento, non è soltanto un fatto di cronaca nera.
È un episodio che impone una lettura più profonda, capace di andare oltre l’emotività del momento e di interrogarsi sulle dinamiche criminologiche che rendono possibile un gesto tanto estremo.

Dal punto di vista dell’analisi criminologica, eventi di questo tipo raramente sono il frutto di un impulso improvviso. Più spesso si collocano all’interno di un percorso già tracciato, fatto di segnali trascurati, assenza di limiti interiorizzati e progressiva normalizzazione della violenza come strumento di risoluzione del conflitto.


⚖️ La “terra di nessuno normativa”

Il punto centrale è questo: alcuni giovani crescono in una vera e propria “terra di nessuno normativa”.

In questi contesti:

  • le regole dello Stato in cui vivono non vengono pienamente interiorizzate, soprattutto per quanto riguarda il divieto assoluto di farsi giustizia da sé;
  • il limite alla violenza non è percepito come invalicabile, ma come opzione disponibile in caso di conflitto;
  • il valore della vita umana non viene vissuto come bene indisponibile, ma come elemento subordinabile all’offesa subita, alla gelosia o alla perdita di status.

Parallelamente, questi stessi soggetti non mantengono realmente nemmeno i codici tradizionali del paese d’origine, che – al di là delle semplificazioni – erano spesso caratterizzati da forme di controllo sociale, mediazione e responsabilità collettiva.

Il risultato non è l’espressione di una cultura alternativa, ma un vuoto normativo, in cui nessun sistema di regole riesce a esercitare una funzione di contenimento.


🧠 La subcultura ibrida della violenza reattiva

In questo vuoto si sviluppa una subcultura ibrida, ben conosciuta dagli studi criminologici, con tratti ricorrenti:

  • una maschilità ipertrofica, in cui il rispetto si impone e non si negozia;
  • una reattività immediata, che trasforma il conflitto in minaccia identitaria;
  • una lettura dei rapporti interpersonali fondata su onore, gelosia e affronto, dove la risposta violenta diventa, nella percezione del soggetto, una forma di ristabilimento dell’equilibrio.

È importante chiarirlo: questa non è la cultura del paese d’origine, né una sua diretta prosecuzione.
È piuttosto una distorsione, prodotta dall’intersezione tra marginalità, fragilità identitaria e assenza di confini chiari.


⚠️ Una distorsione prodotta da fattori concreti

Le cause di questa deriva sono note e documentate:

  • assenza di integrazione reale, intesa come interiorizzazione di regole e responsabilità;
  • fallimento educativo, familiare e sociale, nel porre limiti credibili;
  • mancanza di controllo adulto, sia formale che informale;
  • tolleranza o sottovalutazione dei segnali d’allarme: frasi, atteggiamenti, precedenti comportamenti aggressivi.

In criminologia questi segnali sono definiti warning signs. Ignorarli significa accettare che il conflitto evolva fino all’esito irreversibile.


📌 Il dato che non può essere eluso

Il caso di La Spezia non obbliga a generalizzazioni, ma impone una constatazione netta:
quando un giovane arriva a ritenere legittimo portare un coltello per risolvere una disputa, il problema non è l’episodio in sé, ma il percorso che lo ha reso possibile.

Il nodo centrale non è l’origine, né l’etichetta identitaria, ma l’assenza di un sistema normativo interiorizzato, capace di fermare il gesto prima che diventi irreparabile.

Comprendere questo non significa giustificare.
Significa, semplicemente, prendere sul serio la realtà.


✍️ Chi scrive

Di queste materie – e in particolare dello studio delle dinamiche di violenza, devianza e vittimizzazione – mi occupo professionalmente insieme alla criminologa avv. Angelica Giancola, nell’ambito di analisi e consulenze che intrecciano diritto penale e criminologia applicata.
Comprendere i meccanismi che stanno dietro a fatti come quello di La Spezia è il primo passo per affrontarli con strumenti adeguati, senza semplificazioni né rimozioni.