Come riconoscerla, cosa fare subito, come tentare di recuperare il denaro
Introduzione
Una truffa con bonifico può nascere in molti modi diversi: un falso investimento, una vendita online inesistente, una relazione costruita nel tempo per ottenere denaro, la sostituzione dell’IBAN in una fattura, una telefonata di un finto operatore bancario. Cambia il travestimento, ma lo schema di fondo si ripete quasi sempre: qualcuno costruisce fiducia o urgenza, e in un momento preciso chiede un bonifico. Una volta partito, il denaro tende a muoversi molto in fretta.
La priorità, se il sospetto è già scattato, è sempre la stessa: contattare immediatamente la banca, chiedere che il pagamento venga bloccato se è ancora pendente o richiamato se è già stato eseguito, conservare le prove e presentare tempestivamente la denuncia o la querela necessaria. Le possibilità di recupero dipendono soprattutto dal tempo trascorso, dal tipo di bonifico e dal conto che ha ricevuto il denaro.
Le forme più diffuse di truffa con bonifico
Riconoscere lo schema aiuta a reagire più in fretta, sia prima di pagare sia subito dopo.
Nel falso venditore, un annuncio online o su un marketplace propone un’occasione vantaggiosa e chiede un bonifico anticipato, a titolo di caparra o saldo, per “bloccare” l’affare: una volta arrivato il pagamento, il venditore sparisce e il prodotto non arriva mai.
Nella manomissione dell’IBAN, arriva una fattura o un’email apparentemente regolare ma con coordinate bancarie diverse dal solito; in alcuni casi i truffatori hanno realmente intercettato la corrispondenza tra due soggetti reali, modificando l’IBAN in un momento qualsiasi dello scambio, così che chi paga crede di saldare il fornitore vero mentre il denaro finisce altrove.
Nel finto operatore bancario, una telefonata con numero contraffatto avvisa di un’operazione sospetta e guida la vittima, passo dopo passo, a comunicare codici di accesso, ad autorizzare un bonifico verso un presunto “conto sicuro” o a installare un programma di controllo remoto: nessuna banca chiede mai questo tipo di collaborazione.
Nella truffa sentimentale e nel falso investimento, una relazione o un rapporto di fiducia costruiti nel tempo portano a uno o più bonifici, spesso con una richiesta iniziale piccola che cresce progressivamente, accompagnata da guadagni simulati o da nuove urgenze; quando la vittima prova a fermarsi, arrivano richieste di ulteriori versamenti presentati come necessari per “sbloccare” quanto già inviato.
In tutte queste varianti, il denaro trasferito con bonifico raramente resta fermo: viene spesso spostato rapidamente su altri conti, frazionato in più movimenti o convertito in strumenti difficili da tracciare. I segnali che dovrebbero far fermare prima di pagare sono in fondo sempre gli stessi: un’urgenza o una scadenza artificiale, un cambio di coordinate bancarie che non si può verificare direttamente, una richiesta di codici di accesso o di software di controllo remoto, un’occasione troppo vantaggiosa, oppure la richiesta di un ulteriore pagamento per sbloccare una somma già inviata. Quando compare anche solo uno di questi segnali, la reazione più sicura è fermarsi e verificare tramite un canale diverso da quello usato dall’interlocutore, per esempio una telefonata al numero ufficiale del fornitore o della banca, non a un numero fornito da chi ha contattato per primo.
Cosa fare nelle prime ore dopo la scoperta della truffa
Nelle prime ore occorre agire su più fronti, senza aspettare di avere ricostruito ogni dettaglio. Il denaro può essere trasferito dal conto beneficiario in pochi minuti; nello stesso tempo possono scomparire profili, conversazioni, siti e numeri telefonici utilizzati dal truffatore.
Le attività più urgenti sono:
- contattare la banca attraverso i recapiti ufficiali e chiedere il blocco dell’operazione, se ancora possibile, oppure il richiamo del bonifico e l’apertura di una segnalazione per frode;
- inviare subito anche una comunicazione scritta, indicando importo, data, IBAN beneficiario, causale e identificativo dell’operazione, e chiedere conferma delle iniziative avviate;
- interrompere immediatamente ogni ulteriore pagamento, anche quando viene presentato come tassa, costo di sblocco, commissione o ultimo versamento necessario per recuperare quanto già inviato: è quasi sempre un modo per prolungare la truffa;
- conservare integralmente messaggi, email, ricevute, profili, annunci, numeri telefonici, indirizzi web e documenti ricevuti;
- presentare una denuncia o querela completa, allegando almeno una prima cronologia dei fatti e i dati di tutti i bonifici.
Il richiamo del bonifico non equivale al recupero garantito
Il richiamo è una procedura con cui la banca del pagatore chiede alla banca del beneficiario di restituire un bonifico già eseguito. Non produce però l’annullamento automatico dell’operazione.
Il risultato dipende da ciò che è accaduto nel frattempo. Se il denaro è ancora disponibile e può essere bloccato o restituito, il recupero può riuscire in tutto o in parte. Se le somme sono già state prelevate, trasferite su altri conti o convertite in criptovalute, il richiamo può avere esito negativo. In alcune situazioni può inoltre essere necessaria l’autorizzazione del beneficiario o un provvedimento dell’autorità giudiziaria.
Esiste una procedura interbancaria pensata proprio per i bonifici originati da una frode, ma la restituzione non è mai garantita: la banca del beneficiario deve rispondere alla richiesta, e la risposta può essere negativa, per esempio quando i fondi non sono più disponibili o il conto è chiuso.
Per questa ragione non bisogna confondere la possibilità tecnica di avviare la procedura con le possibilità concrete di recupero. Il tentativo può avere senso anche quando sono trascorsi alcuni giorni, ma ogni ritardo aumenta il rischio che sul conto non vi sia più nulla.
Per una prima risposta sulla probabilità concreta di recupero può essere consultato anche l’articolo “Truffe online con bonifico: si possono recuperare i soldi?”.
Perché conta chi ha materialmente disposto il pagamento
Nella maggior parte dei casi è la stessa vittima a effettuare il bonifico, ingannata da un falso venditore, da un finto operatore o da uno schema di investimento inesistente. In altri casi, più rari, il bonifico viene disposto da terzi che hanno avuto accesso al conto senza un consenso reale, ad esempio dopo un furto di credenziali.
Questa distinzione non riguarda solo un dettaglio tecnico: incide su quale tipo di contestazione presentare in banca, su come impostare la denuncia e su quali tempi rispettare. Per questo, nella ricostruzione dei fatti, è importante chiarire fin da subito chi ha inserito i dati del bonifico, come è avvenuta l’autenticazione dell’operazione e quali avvisi sono comparsi prima della conferma.
Denuncia, indagini e recupero del denaro sono percorsi distinti
La denuncia o querela serve ad attivare le indagini e a mettere a disposizione dell’autorità i dati necessari per identificare gli autori e ricostruire i flussi. Può consentire l’acquisizione dei dati bancari, telematici e telefonici e, quando ne ricorrono i presupposti, il sequestro delle somme ancora rintracciabili.
Il procedimento penale non garantisce tuttavia la restituzione. Anche quando viene identificato l’intestatario del primo conto, occorre capire se ha trattenuto il denaro, se lo ha trasferito, se ha partecipato consapevolmente alla truffa oppure se il conto è stato utilizzato da altri. Da questa ricostruzione dipende la possibilità di agire nei suoi confronti e la scelta tra costituzione di parte civile, azione civile autonoma o altre iniziative.
Per questo tipo di truffa è normalmente necessaria un’espressa volontà di procedere da parte della persona offesa: per questo non è opportuno limitarsi a una generica segnalazione, ma occorre formalizzare con chiarezza l’intenzione di perseguire i responsabili.
Quali prove bisogna conservare
La qualità della documentazione incide sulla possibilità di ricostruire la truffa e individuare i soggetti coinvolti. È utile conservare: ricevute e contabili dei bonifici insieme agli estratti conto; le conversazioni esportate integralmente e le email nel formato originale, non solo singoli screenshot; numeri di telefono, username, link ai profili e indirizzi dei siti utilizzati dal truffatore; contratti, fatture, proposte di investimento e documenti ricevuti; le comunicazioni scambiate con la banca e le relative risposte.
Prima di bloccare un contatto o cancellare un’applicazione è opportuno verificare che i contenuti siano stati salvati. Anche il dispositivo utilizzato può avere valore probatorio e, nei casi più complessi, può essere necessario acquisire i dati con modalità tecniche che ne preservino l’integrità.
Come viene esaminato il caso
L’avv. Matteo della Pietra ricostruisce anzitutto la sequenza dei pagamenti, le modalità dell’inganno e le iniziative già intraprese. L’esame riguarda poi due direzioni che possono procedere insieme: il tentativo di bloccare o rintracciare le somme e l’iniziativa penale nei confronti degli autori.
Quando la vicenda presenta profili informatici o richiede l’acquisizione tecnica di dati, l’attività può essere svolta con il supporto di professionisti specializzati e di Axerta S.p.A. per le investigazioni scientifiche e la digital forensics.
L’avv. Matteo della Pietra ha lo Studio a Udine e a San Giorgio di Nogaro.
Se hai disposto un bonifico dopo essere stato ingannato, oppure hai scoperto un’operazione che non hai autorizzato, è possibile esaminare le ricevute, le comunicazioni e la cronologia dei fatti per valutare quali iniziative possono essere ancora intraprese e contro quali soggetti.
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